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Un quartiere, tante Voci
di Lucia Cucciarelli
La città di Parma, nel centro della Pianura Padana e nel cuore dell’Italia, crocevia di popoli e migrazioni,ha sempre espresso una forte vocazione sociale e l’abitudine, fin dai tempi antichi, di praticare forme di coesione promuovendo attività rivolte alla comunità.
Città aristocratica e di imprinting francese Parma ha sempre mantenuto un sostrato antropologico celtico padano, caratterizzato da una convivenza con disciplinate regole materiali e rigore morale. A questo, in epoca romana, contribuirono migliaia di soldati germanici che, lasciati i nordici villaggi e arruolati nelle Legioni di Giulio Cesare, furono da lui ricompensati con terre e agiatezze agricole., mantenendo però severe abitudini.
Nell’arco dei secoli non solo gli edifici comunali, ma anche residenze religiose e monastiche come l’Abbazia di Val Serena, hanno accolto tante forme di vita sociale, conviviale e culturale. In pianura padana tutte le comunità, anche quelle montane, nei secoli, hanno praticato forme di autogoverno e di autonomia e non è un caso che in questo luogo dall’epoca dei primi Comuni ogni componente del nucleo sia cresciuto con un’abitudine ad esercitare doveri ma anche a reclamare i propri diritti.
Ossequio e rispetto all’autorità di governo erano mantenuti insieme alla consapevolezza dei propri diritti e del valore individuale. Nel X e XI secolo si a ermò nelle terre di Parma e in quelle di Reggio, Modena, Ferrara, Brescia e Mantova, la potente casata degli Attoni di Canossa. In tutta l’area padana avanzava contemporaneamente il processo di formazione dell’istituzione comunale e delle autonomie municipali, che si consoliderà con la morte, nel 1115 di Matilde di Canossa. Non è un caso che in queste terre sia ancora praticata la Partecipanza che è per tradizione storica una proprietà indivisa nell’area dell’Appennino emiliano. Questa forma di gestione collettiva dei terreni è attribuita alla Contessa Matilde che seppe sviluppare su terreni vastissimi e contesi, spesso legati ai suoi domini e alle necessità di bonifica, un modello di proprietà “indivisa” gestita ciclicamente da diversi proprietari.
Non è un caso che ad abolire i cosiddetti servi della gleba, riconoscendo loro un status cittadino e il diritto di proprietà fosse la vicina città di Bologna che nel 1257 emanò un editto con tutti i nomi dei servi liberati. Il libro è detto Paradiso a ricordare che Dio in Paradiso creò l’uomo in perfettissima e perpetua libertà.
Mon-Art e la vocazione delle associazioni di Parma
Le VOCI dell’intervista del 30 novembre sono i rappresentanti di cinque operose associazioni che si aiutano vicendevolmente unite dalla volontà di un rilancio culturale del quartiere che ha rappresentato per un secolo il cuore pulsante dell’economia di Parma. Un modello di convivenza fra industria, impresa e associazioni comunitarie, cresciute nel quartiere San Leonardo, con 30.000 abitanti, all’ombra della famosa vetreria Bormioli.
Giovanni Galli è lo scrittore, studioso e storico, rappresentante dell’Associazione” Amici della Biblioteca”, con 60 soci di cui 9 attivi. L’Associazione “Medaglie d’Oro” è rappresentata da Luciana Boschi, Lorena e Roberto, testimonial della vita dell’impresa Bormioli. Chi aveva lavorato 25 anni veniva premiato con una medaglia d’Oro e infatti sono più di 800 le persone che ebbero questa sorte e 300 di loro animano ancora l’omonima associazione. Sono presenti anche le associazioni “Centro Anziani” nati nel 1992 con 120 iscritti e il “Progetto Famiglia” con 12 iscritti.
Il punto chiave del progetto triennale è la creazione della Residenza Artistica. Ovvero l’obiettivo principale è implementare forme specifiche di arte pubblica che coinvolgano le comunità locali in strategie di rigenerazione culturale sfruttando il patrimonio culturale materiale e immateriale conservato da esse, sebbene a volte nascosto ai loro stessi occhi. Un altro risultato significativo è la definizione del profilo professionale del “rigeneratore artistico”, un operatore creativo che lavora in linea con il quadro dell’EGD e del NEB, svolgendo un ruolo di rilievo nell’implementazione di prospettive di economia verde, sostenibile e circolare durante le residenze artistiche. L’impatto complessivo del progetto sarà un incentivo a una profonda rigenerazione culturale, all’elevazione del livello spirituale delle comunità locali coinvolte e all’attivazione di nuove dinamiche di economie creative.
In qualità di coordinatore del progetto Eugenio De Caro sottolinea come MonArt anche a Parma punti sulla creatività di persone che verranno scelte per attivare relazioni sul territorio, in interazione e condivisione paritetica ma con l’intenzione di farle durare in un lungo arco temporale, anche dopo la fine del finanziamento. Ribadisce l’importanza del coinvolgimento con le associazioni di Parma. I binari sui quale il progetto deve avanzare sono Creatività e Valorizzazione del Bene Culturale.
Gli artisti che verranno selezionati dovranno sviluppare un rapporto fra la memoria del passato e l’interpretazione di un futuro sostenibile. De Caro ricorda i tre eventi legati alle residenze. Il primo alla fine della residenza, ipoteticamente nella primavera ‘27. Il secondo dopo la fine della residenza (a fine ‘27) per vedere i risultati tangibili della residenza. Il terzo finale si svolgerà presso l’abbazia con la collaborazione dello CSAC, Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, che darà conto dei risultati. Raffaella Lioce svolgerà il ruolo di Manager del Monastero, mentre Simonetta Venturini coordinerà la residenza di Parma e sarà il tramite fra artisti e i due eventi. Il prossimo 19 dicembre ’25 si svolgerà una riunione fra i manager dei vari monasteri.
Interviste ai rappresentanti delle associazioni di Parma
La prima domanda che viene posta ai presenti alla riunione del 30 novembre riguarda la funzione dell’Arte come motore di recupero urbano nel quartiere San Leonardo e quali sono le aspirazioni e le speranze del futuro che si spera per il quartiere. Fondamentale è il protagonismo delle associazioni in una visione che comprende le pratiche della cittadinanza attiva e il rilancio culturale.
Roberto racconta che l’associazione gruppo Medaglie d’Oro Bormioli è nata all’interno dello stabilimento Bormioli e avevano diritto di associarsi solo i lavoratori che avevano svolto 25 anni consecutivi nell’azienda vetraria che erano premiati con una medaglia d’oro e per questo si chiamava Medaglie d’Oro. Alla chiusura dello stabilimento è cessato il patrocinio dell’azienda ma il gruppo dei premiati costituito da 800 ex dipendenti ha deciso di creare un’associazione di promozione sociale aprendosi all’esterno e chiunque può a ilarsi prendendo la tessera.
Luciana Boschi spiega che dopo la chiusura della fabbrica nel 2004, 800 ex dipendenti vollero conservare la loro fedeltà a uno stile aziendale partecipativo e profondamente radicato nel tessuto familiare poiché varie generazioni si erano avvicendate al lavoro in fabbrica, creando la stabilità e la continuità di tessuto economico con tanti aspetti internazionali ma basato su valori tradizionali. L’obiettivo futuro è la creazione del Museo del Vetro Bormioli che, anche in assenza di prospettive a breve termine, dovrebbe sorgere all’interno dell’area industriale in prossimità del Forno 1che è la parte storica.
Qui la Sovrintendenza ha messo un vincolo conservativo, anche se è diventata proprietà de Banco popolare di Milano BRF Property, una società immobiliare che dovrebbe creare un nucleo di abitazioni con l’avvallo del Comune che però ha richiesto come vincolo la creazione del Museo.
Per l’Associazione è importante che il Museo sorga qui nell’area Bormioli e non in un’altra area esterna alla città. L’associazione è in attesa che questo accordo si avveri e che le due entità trovino una soluzione. L’idea del Museo fu immaginata da un ex dipendente perchè durante la demolizione osservò i resti del Forno e del grandissimo blocco di vetro che, come ultima colata del peso di varie tonnellate, aveva inglobato stampi e gli ultimi manufatti. Un’immensa lente di ingrandimento della stori Bormioli. Alcuni dipendenti parteciparono alla demolizione della fabbrica ma proposero di mantenere la vetreria del Forno 1 nel quartiere e di non rimuovere questo bocco che lega in un’unica fusione tanti elementi che si trovavano nel forno e che precipitarono in basso allo spegnimento del forno dando vita a un’immagine stratificata di un momento della storia industriale italiana.
Luciana racconta che i Bormioli venivano dalla Francia e che inizialmente si stabilirono alla fine dell’800 a Fidenza vicino al fiume. Quando crearono la vetreria scelsero un’area fuori Parma a Palazzo San Martino dove si trova l’ultima parte dell’Abbazia della Val Serena dei benedettini. Questo San Martino è in realtà l’ultima parte del nome dell’abbazia di Val Serena che appunto si chiama Abbazia di San Marino dei Bocci in Val Serena – uno dei nomi canonici delle abbazie cicerstensi – che erano tutto meno che serene e chiare prima del lavoro dei monaci.
Tutto questo territorio era sotto il patrocinio dell’eponimo San Martino ( di Tour), mentre il San Leonardo di cui si parla era una chiesa poi demolita dedicata a San Leonardo. Fino al ’43 questo Comune si è mantenuto autonomo mentre il Comune di Parma lentamente si allargava a nord della ferrovia. La storia dell’espansione delle due aree si interseca in particolare negli anni 40 quando l’area intorno alla fabbrica vide una forte crescita urbanistica.
I dipendenti che provenivano dalla montagna o dalla bassa pianura padana preferirono la vicinanza alla fabbrica. Nel tempo con 2.400 lavoratori la Bormioli divenne la più grande fabbrica di vetro in Europa e pertanto l’Associazione desira mantenere la memoria di generazioni di famiglie che si dedicarono a un lavoro molto faticoso vicino al calore dei forni, ma il guadagno era assicurato e consentiva di far studiare i figli e mantenere decorosamente la famiglia.
Luciana Boschi aggiunge due elementi molto interessanti. La storia degli scioperi e delle conquiste sindacali ottenute dai lavoratori Bormioli non migliorò solo le condizioni dell’azienda ma anche quelle di tutto il settore a livello nazionale dove le battaglie per il miglioramento della salute, per ottenere la mensa aziendale e tutele a favore dei dipendenti costituirono un modello per le altre aziende italiane nel settore del vetro. Anche le vetrerie più piccole e con minore forza di rivendicazione contrattuale si adeguavano.
Giovanni Galli, Direttore Istituzione Biblioteche presso Comune di Parma, chiarisce che la loro associazione è nata nel 2017 con l’intenzione di creare attività di animazione per la Biblioteca e per la lettura in collaborazione con l’Università. Nel tempo hanno promosso varie iniziative fra le quali le passeggiate storiche nel quartiere e la scuola popolare per la cultura scientifica.
Lamenta l’orientamento un po’ provinciale della Gazzetta di Parma, organo di informazione proiettato verso notizie svalutative per indebolire le forze d’opposizione. Tuttavia Galli precisa che esiste e resiste nella città una forte orizzontalità culturale interpretata non dall’alta borghesia ma dal ceto dei lavoratori. Galli aggiunge che altre aziende del circondario di Parma come la Salvarani nel settore cucine, sono state leader nazionali e il loro contratto divenne un modello nazionale.
Sottolinea come la posizione del quartiere San Leonardo vicino alla ferrovia, alla tangenziale e all’alta velocità, abbia facilitato la mobilità di persone e di merci e sia divenuto pertanto il primo quartiere industriale della città, fornendo boccette di vetro e confezioni per prodotti a tantissime aziende nazionali e farmaceutiche, del settore dolciario e della profumeria ( Nivea, Vidal, Amarena Fabbri). Alcune aziende si sono spostate dal quartiere ma sono sopravvissute anche se acquistate da nuovi proprietari, per esempio la Borsari che usava vetro Bormioli è stata comprata da Pupa, invece la Barilla ha mantenuto la sua prestigiosa sede sempre nei pressi del quartiere.
Attualmente San Leonardo è diventato un dormitorio e la vocazione terziaria è stata mantenuta solamente da alcuni centri commerciali. A Parma c’è come una linea di cesura con a nord della Via Emilia le attività produttive e a sud le residenze popolari. Il professore ricorda che vicino al luogo in cui avviene l’intervista c’era la sala del Comune di Cortile San Martino con una statua dedicata al sindaco operaio morto nel 1919.
De Caro interroga i presenti su come la Creatività possa sostenere i progetti futuri delle associazioni. Luciana Boschi ribadisce che è importante tenere viva la memoria e il ricordo e con questo scopo nel 2024 a ricordo de 20 anni della chiusura è stata organizzata una mostra d’arte con una rappresentazione teatrale sulla storia di Petronilla Bormioli, che venne dalla Francia, con racconti di tre dipendenti donne che avevano lavorato all’interno della Vetreria.
Il progetto futuro da realizzare nel 2027 riguarderà una mostra in Piazza Garibaldi dove si parlerà della storia della vetreria e cosa si è mantenuto in termini di stampi e macchinari. Questo evento dovrà essere sostenuto da BFR Property nel caso in cui il loro progetto residenziale venisse accolto dal Comune si devono impegnare a realizzare un museo prima dell’urbanizzazione che riguarderà 150 metri quadri ( magazzini ed ex stabilimenti Bormioli) di cui però il 3 % deve essere destinato al Comune per la creazione di questo Museo dell’Industria con l’eccezionale testimonianza dell’ultima colata.
Nel frattempo nel 2026 la mostra sarà un atto di visibilità. De Caro insiste sul fatto che al di là degli eventi il concetto di creatività deve generare capacità a lungo termine verso un’ampia cerchia della popolazione. È una supersfida per attivare la percezione del valore e una consapevolezza che sia riconosciuta dal territorio.
Galli ricorda che nel quartiere vivono 30.000 persone e qualche migliaio di persone appartengono ancor ala nucleo originale ma fino ad oggi non c’è stato un evento che abbia resuscita un’identità anche se ci sono due landmark da salvare, il primo dei quali è la ciminiera del forno Bormioli e la seconda la Torre della Val Serena, che rappresentano due emergenze storiche. I 30.000 residenti non riconoscono questo valore storico perché non lo conoscono. Un museo dell’industria deve partire da questo nucleo storico e raccontare la storia sociale.
La prima ipotesi progettata da BFR Property per il recupero urbanistico era un esempio di Gentrification riguardante la creazione di un insediamento di lusso ma ad una successiva attenta valutazione, hanno compreso che non poteva funzionare e hanno privilegiato la scelta di un’edilizia sociale con presenza anche di un testimonianze educative. Questa è divenuta la nuova base negoziale con il Comune di Parma.
De Caro chiede fino a che punto l’indotto creato dal Museo può essere un valore.Giovanni Galli risponde di aver scritto un articolo che sarà pubblicato alla fine di dicembre ’25, in qualità di Presidente dell’Associazione Amici della Biblioteca, nata nel 2017 quando Galli teneva un corso di Storia delle Biblioteche Pubbliche in Usa, Uk e Francia, come strumenti di integrazione sociale e culturale.
Fu una signora di Parma che si fece avanti e propose la creazione di una Biblioteca pubblica a San Leonardo. Questa richiesta fu supportata da un consigliere durante la campagna elettorale per la rinascita del Quartiere e anche dall’attuale sindaco. Tale progetto doveva comprendere oltre alla Biblioteca pubblica anche un Museo del Vetro e vari spazi sociali e la conclusione, a cui si addivenne in accordo con la Bormioli, fu la proposta di creare un polo socioculturale all’interno dei vecchi edifici, Tale area dovrebbe incidere corca del 3% sul totale dei 150.000 metri quadrati.
L’invito a far parte del progetto MonArt è piaciuto molto e si auspica che oltre alla mostra ci possa essere da parte di un artista la creazione di un simbolo e l’inserimento di questa realtà in un circuito turistico. Sarà fondamentale che l’artista o gli artisti che saranno scelti dal bando possano interpretare la Storia del Quartiere e coinvolgere i cittadini nel processo creativo, valorizzando tutte le possibili logiche di identificazione.
Lorena aggiunge di condividere questa idea poiché l’associazione Medaglie d’Oro esprime e testimonia il lavoro, la dedizione e il sacrificio di generazioni che hanno anche patito, vissuto e so erto. Si sono però creati rapporti interpersonali di solidarietà molto forti.
Era forte il rispetto per il “Sior Rocco” (Bormioli ndr) che teneva le distanze e rappresentava uno stile autoritario dell’800, mentre Pierluigi era più vicino e disponibile ai contatti con i suoi operai, cercando di sviluppare un rapporto collaborativo.
Lorena è entrata tardi e ha svolto un lavoro un lavoro nel settore della logistica e degli imballaggi. Roberto invece è stato un disegnatore meccanico e ha lavorato in o icina come capo reparto e successivamente nel settore acquisti. Racconta l’aspetto di apertura sociale della Bormioli che aveva un CRAL aziendale molto partecipato, che promuoveva Feste, attività sportive e anche di pesca sportiva, coinvolgendo portatori di handicap. Galli conclude sottolineando come la Bormioli abbia portato in tutto il mondo l’operosità e l’ingegno di Parma. Molti dirigenti dell’azienda sono diventati consulenti di altre imprese internazionali e nel settore del vetro e de designo hanno collaborato con i principali brand mondiali ( per esempio Nivea ). Il know how tecnologico sviluppato da Bormioli è stato accolto e adattato in tutto il mondo ed è per questo che il suo protagonismo nella cultura industriale deve essere salvato.
EN
One community, many Voices
by Lucia Cucciarelli
Parma sits at the centre of the Po Valley, and at the crossroads of Italy’s long history of movement, exchange and settlement. For centuries, the city has nurtured a strong social consciousness, rooted in collective life and sustained by a tradition of community-led initiatives. Social cohesion here is not an abstract idea: it is a practice, cultivated over time. An aristocratic city shaped by French influence, Parma has nevertheless retained a Padano-Celtic cultural substratum, marked by discipline, pragmatism and moral restraint. Roman rule reinforced these traits when thousands of Germanic soldiers, recruited into Julius Caesar’s legions, settled in the area. Granted land and agricultural prosperity, they brought with them austere habits that left a lasting imprint on the local ethos.
Across the centuries, civic buildings and religious institutions alike—among them the Abbey of Val Serena—have functioned as hubs of social, cultural and communal life. Throughout the Po Valley, including its mountainous regions, communities developed strong traditions of self-government. From the earliest medieval communes, individuals learned not only obedience to authority but also a keen awareness of their rights, dignity and civic worth.
This balance between duty and entitlement found political expression between the 10th and 11th centuries, when the powerful Attoni of Canossa family dominated much of northern Italy. As municipal autonomy took shape, it culminated with the death of Matilda of Canossa in 1115. Her legacy endures in the Partecipanza, a rare system of collective land ownership still practised in the Emilian Apennines.
Conceived to manage vast and contested territories, it remains a striking example of shared governance rooted in necessity and fairness. Nearby Bologna provided another decisive chapter in the region’s social history. In 1257, it abolished slavery and formally granted former slaves full civic rights. The register listing their names was symbolically titled Paradiso, recalling the belief that humanity was created in freedom. Nearby Bologna provided another decisive chapter in the region’s social history. In 1257, it abolished slavery and formally granted former slaves full civic rights. The register listing their names was symbolically titled Paradiso, recalling the belief that humanity was created in freedom.
San Leonardo: industry, memory, identity
These historical currents resurface today in the San Leonardo district of Parma, once the city’s industrial engine and now home to 30,000 residents. For more than a century, this neighbourhood revolved around the Bormioli glassworks, at its peak the largest glass factory in Europe. Industry, labour and community grew together here, forging a distinctive social fabric.
The voices gathered on 30 November belong to five local associations working in close cooperation to revive the cultural life of the area. Their aim is not nostalgia, but regeneration rooted in memory. Among them is Giovanni Galli—writer, historian and representative of the Friends of the Library Association—alongside Luciana Boschi, Lorena and Roberto of the Gold Medals Association, which brings together former Bormioli workers. In the factory years, employees who completed 25 consecutive years of service were awarded a gold medal. More than 800 workers received the honour; around 300 remain active members today. Other groups include the Senior Centre, founded in 1992, and the Family Project Association. Together, they form a network of grassroots energy that continues to shape the neighbourhood.
MonArt and cultural regeneration
At the heart of the current initiative lies MonArt, a three-year project centred on the creation of an Artistic Residency. Its ambition is clear: to use public art as a catalyst for cultural regeneration, engaging residents directly and drawing on the tangible and intangible heritage embedded in the area— often overlooked even by those who live there.
A key innovation is the emergence of the “artistic regenerator”: a creative professional aligned with the principles of the European Green Deal and the New European Bauhaus, capable of linking artistic practice with sustainable, circular economic models.
Project coordinator Eugenio De Caro stresses that MonArt is not about temporary interventions. The selected artists will be expected to build lasting relationships within the territory, working alongside local associations in a spirit of shared ownership. Creativity and cultural heritage, he says, are the twin tracks along which the project must move. Three public moments will mark the residency: the first at its conclusion in spring 2027, a second later that year to assess its tangible outcomes, and a final event at the Abbey of Val Serena, in collaboration with the CSAC – the Study Centre and Archive of Communication of the University of Parma.
The Bormioli legacy
For the Gold Medals Association, memory is inseparable from place. When the Bormioli factory closed in 2004, former employees chose to transform their shared experience into a social promotion association, opening it to the wider public.
Boschi explains that the factory was more than a workplace. Generations of families worked side by side, sustaining a participatory corporate culture grounded in solidarity and mutual respect. At its height, Bormioli employed 2,400 workers and supplied glass packaging to major international brands across the pharmaceutical, food and cosmetics sectors.
The association’s long-term goal is the creation of a Bormioli Glass Museum within the original industrial site, near Furnace 1. During demolition works, a former employee noticed a vast block of glass—the final pour—still embedded with moulds and unfinished objects. It became a powerful symbol: a frozen moment of industrial history, dense with meaning.
Although the site is now owned by a real estate developer, conservation restrictions remain in place, and any residential project approved by the municipality is conditional on the creation of the museum. For the association, keeping the museum within the Bormioli area is essential to preserving its authenticity. Boschi also recalls the factory’s pioneering role in labour rights. Strikes and union negotiations at Bormioli set national standards, improving working conditions across the Italian glass industry, from health protections to workplace facilities.
A neighbourhood at a crossroads
Giovanni Galli situates San Leonardo within Parma’s broader geography. Its proximity to railways, ring roads and high-speed connections made it the city’s first industrial district. Today, however, it risks becoming a dormitory neighbourhood, its identity diluted by time and neglect.
Two landmarks remain: the Bormioli chimney and the Val Serena tower. Yet many residents are unaware of their significance. “You cannot value what you do not know,” Galli observes. Any future industry museum, he argues, must tell not only a technological story, but a social one—of labour, struggle and community. Early regeneration proposals leaned towards luxury housing, a classic case of gentrification. More recently, developers have shifted towards social housing and educational spaces, opening the door to a new dialogue with the city.
Creativity as continuity
The challenge now, De Caro insists, is to ensure that creativity generates long-term awareness and shared recognition. Exhibitions alone are not enough. What is needed is a process that reconnects residents with their own history, transforming memory into a living resource. The hope is that MonArt will do precisely that: give form to an identity that has not disappeared, but is waiting to be seen.
As Galli concludes, Bormioli carried Parma’s ingenuity across the world. Its technical expertise shaped international production and design. Preserving that legacy is not an act of nostalgia—it is a responsibility to the future.






